18/04/2024
(✏️ Massimo Gramellini, "Azzurra") Appena ho letto di Azzurra Carnelos, la giovane donna di Oderzo che ha sospeso la chemio per mettere al mondo un figlio ed è morta ringraziando tutti e lasciandolo orfano di una mezza santa, ho temuto il peggio. Ho temuto, cioè, che la purezza incontaminata del suo gesto, frutto di una libera scelta individuale, venisse brandita come una clava nel dibattito in corso sulla «crisi di vocazioni» della maternità. Ormai, dalle guerre al campionato di calcio, non esiste notizia che non venga manipolata a sostegno o a detrimento di una determinata tesi.
Invece persino il campione dei «Pro Vita», Simone Pillon, nell’esaltare la signora Carnelos ha resistito alla tentazione di contrapporla polemicamente a chi non desidera avere figli. Tutti, poi, sono stati insolitamente attenti a non usare mai la parola «sacrificio», il cui sapore vittimistico mal si concilierebbe, in effetti, con il comportamento lucido e volitivo di Azzurra.
Gesti come il suo hanno il potere di ispirare solo pensieri luminosi e ci ricordano che ogni donna va messa nella condizione di poter decidere liberamente se essere o non essere madre, senza che la sua scelta diventi oggetto di giudizio, pietra di paragone o pretesto per sensi di colpa.
Aggiungo un particolare: il marito di Azzurra, Francesco, è arrivato a lasciare il lavoro pur di poterla accudire fino all’ultimo. A dimostrazione che anche accanto a una grande donna c’è spesso un grande uomo.