30/10/2026
Il 28 ottobre 1958 veniva pubblicato postumo Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, indiscusso capolavoro del Novecento italiano.
Le vicende editoriali sono - ahimè- note: Vittorini, a cui il dattiloscritto del Principe era dapprima pervenuto, non riconobbe il valore dell’opera e lo rubricò come un romanzo buono per il secolo precedente. Il critico non aveva capito - o non aveva voluto capire- che quel romanzo segnava la fine del Neorealismo e ne decretava forse il fallimento. Fatto sta che Vittorini rifiutò l’opera e la rispedì al mittente, non senza un formale (ipocrita?) incoraggiamento all’Autore a continuare a scrivere.
Fu solo grazie a Bassani che Il Gattopardo venne pubblicato dalla casa editrice Feltrinelli. A quel punto, però, Lampedusa era tornato alla Corte celeste e non poté vedere né il suo libro dato alle stampe né godere dell’immenso successo. All’indomani della sua pubblicazione il «caso Lampedusa» suscitò reazioni opposte, da un lato c’era chi come Carlo Bo e Geno Pampaloni gridava al capolavoro, dall’altro chi lo attaccò con cieca veemenza, come Franco Fortini e - duole dirlo - Umberto Eco.
Un capolavoro che resta ancora inviso a una certa corrente ideologica - sfortunatamente quella che occupa le cattedre di italiano nelle scuole- che ha osteggiato in ogni modo la meritata diffusione e conoscenza del libro. Come se non bastasse, Feltrinelli, quando nel 2018 il romanzo ha compiuto sessant’anni, ha colpevolmente omesso di celebrarne l’anniversario.
«La verità è una sola – diceva il mai abbastanza compianto Duca Gioacchino Lanza Tomasi, figlio adottivo del Principe di Lampedusa – in Italia il romanzo viene trascurato, letto male e corrivamente, mentre in Europa fanno a gara per pubblicare nuove traduzioni».
Un vizio tutto italiano, dunque, quello di non saper riconoscere il merito nostrano. Tutto è cambiato, tutto è restato com’è