14/10/2026
MOKA: UN PERCORSO INTEGRATO, SU MISURA
Oggi voglio raccontarvi la storia di Moka. Una storia che mi sta dando una grande soddisfazione e che, secondo me, merita di essere condivisa.
Moka è una bellissima cagnolina che Francesca ha adottato da un canile. Francesca è una mia cliente di vecchia data e, quando si è trovata ad affrontare questa nuova situazione, ha deciso di rivolgersi nuovamente a me.
Vivendo lontane, seguiamo Moka prevalentemente online, grazie anche alla collaborazione di un collega che la visita sul territorio e che ha accolto con grande disponibilità il mio modo di lavorare.
E questa è già una bella cosa. Perché quando due colleghi riescono a collaborare, senza pregiudizi e con un obiettivo comune, a guadagnarci è soprattutto il paziente.
Ma torniamo a Moka.
Di quello che ha vissuto prima dell'adozione sappiamo ben poco. Certamente il passaggio dal canile a una nuova casa è stato un cambiamento importante, anche dal punto di vista emotivo.
A gennaio arriva la diagnosi: leishmaniosi.
Decidiamo di affrontarla considerando Moka nel suo insieme, non soltanto il parassita.
Iniziamo con allopurinolo, un ciclo di domperidone e un sostegno attraverso la micoterapia, in particolare Cordyceps e Shiitake.
Contemporaneamente introduciamo un'alimentazione naturale, fresca e casalinga e lavoriamo anche sulla gestione dello stress e del comportamento.
A marzo gli esami biochimici sono abbastanza rassicuranti.
A maggio aggiungiamo lo zinco, continuando il percorso intrapreso.
Poi arriva giugno.
E qui le cose, almeno sulla carta, si complicano.
Il titolo anticorpale è molto alto, le globuline aumentano notevolmente e soprattutto compare una proteinuria importante, che ci impone di prestare molta attenzione ai reni.
Vi confesso che davanti a risultati del genere la tentazione di passare immediatamente a terapie farmacologiche più impegnative è forte.
Ma Moka sta bene.
È vivace, mangia, non presenta un quadro clinico che rispecchi quel peggioramento così evidente negli esami.
Allora ci confrontiamo, ragioniamo e valutiamo attentamente la situazione.
Non si tratta di ignorare i risultati. Tutt'altro. Si tratta di non lasciare che siano la preoccupazione e la fretta a decidere al posto nostro.
Scegliamo quindi, con un attento monitoraggio, di dare ancora spazio al percorso iniziato e alla risposta dell'organismo, senza introdurre in quel momento antimoniali o miltefosina.
Proseguiamo con l'allopurinolo, fino a completare sei mesi complessivi, ripetiamo un ciclo di domperidone e continuiamo con Cordyceps, Shiitake e zinco.
E naturalmente manteniamo l'attenzione sull'alimentazione e sul suo equilibrio emotivo.
Arriviamo a ottobre. Nuovi esami.
E questa volta i risultati ci regalano una bella soddisfazione!
Il titolo IFAT passa da 1:2560 a 1:1280.
Le globuline scendono da 7,62 a 4,07, tornando nella norma.
Le proteine totali passano da 9,70 a 6,70.
E la proteinuria, che tanto ci preoccupava, passa da 2,88 a 1,11.
Una riduzione di oltre il 60%.
Non è poco!
Nel frattempo ho avuto anche il piacere di visitare personalmente Moka.
E sapete cosa mi ha colpita?
Vedere una cagnolina in splendida forma, con un pelo bellissimo, una lievissima linfoadenomegalia, già molto ridotta, e senza altri segni clinici evidenti della malattia.
Siamo arrivati alla guarigione? No. E non voglio nemmeno farlo credere.
C'è ancora da lavorare, soprattutto sulla proteinuria, e continueremo a controllarla con attenzione.
Ma c'è una riflessione che vorrei condividere.
Nella mia esperienza, curare un animale non significa soltanto cercare di eliminare un agente patogeno. Significa anche occuparsi dell'organismo che lo ospita, della sua alimentazione, del suo sistema immunitario, del suo ambiente e perfino delle emozioni con cui convive ogni giorno.
Non posso affermare che sia stata la micoterapia, da sola, a determinare questi risultati. Sarebbe scorretto. Ma è stata parte di un percorso integrato durante il quale Moka ha mostrato un miglioramento importante.
E c'è un'altra cosa che questo caso mi ricorda.
Non sempre la scelta migliore è quella dettata dall'urgenza di fare qualcosa in più. A volte la scelta più difficile è continuare a osservare, monitorare e ragionare.
Naturalmente questo non vale per tutti i pazienti e non significa rinunciare a farmaci più incisivi quando sono necessari.
Significa semplicemente non perdere mai di vista il cane che abbiamo davanti.
Perché dietro un referto ci sono una storia, un organismo e una vita che non possono essere raccontati soltanto dai numeri.
Grazie a Francesca, che continua a fidarsi di me dopo tanti anni, e al collega che ha reso possibile questa collaborazione anche a distanza.
E grazie a Moka, che ci sta regalando una bellissima evoluzione.
La strada non è ancora finita, ma direi che siamo sulla buona strada.
Dott.ssa Cristiana Maghenzani
Medico Veterinario
Nutrizione clinica • Medicina di regolazione • Micoterapia • Medicina veterinaria integrata