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Lara Facco P&C Ufficio stampa, comunicazione e pubbliche relazioni nel mondo dell’arte

🔴 Vanity Fair Italia: «The Quantum Effect», tra buchi neri, universi paralleli, specchi e misteri: la mostra-evento che ...
03/11/2026

🔴 Vanity Fair Italia: «The Quantum Effect», tra buchi neri, universi paralleli, specchi e misteri: la mostra-evento che trasforma la fisica in un'esperienza ipnotica

OGR Torino

Alle OGR Torino arriva «The Quantum Effect», un'esposizione che sfida la nostra percezione del reale. Abbiamo intervistato Daniel Birnbaum e Jacqui Davies, i curatori della mostra

🔴 Il Giornale dell'Architettura: L’archiviaggio. Paesaggi trentini, nuove minute geografieArte Sella
03/11/2026

🔴 Il Giornale dell'Architettura: L’archiviaggio. Paesaggi trentini, nuove minute geografie

Arte Sella

Fra Vallagarina e Alta Valsugana, architetture che riscrivono il rapporto con il contesto. Da Botta a Tagliabue una sequenza di trasformazioni coraggiose

Il primo numero di Telescope di novembre è online!​ 🎃​Buona lettura dal   ​✍ Tra i RACCONTI trovate un estratto dal test...
01/11/2026

Il primo numero di Telescope di novembre è online!​ 🎃​
Buona lettura dal ​

✍ Tra i RACCONTI trovate un estratto dal testo di Walter Guadagnini per la mostra di Dorothea Lange al Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona; la prima parte del testo critico del curatore Giovanni Giacomo Paolin sulla mostra "Wakes" di Barbara De Vivi alla Galleria Poggiali di Milano; e un estratto dal saggio del curatore Mauro Zanchi nel catalogo della mostra "Nino Migliori. La dialettica del reale" in corso al Centro Saint-Bénin di Aosta.

📹 Tra i VIDEO un reel per la XII edizione del Siena Awards e uno sulla mostra "Andrea Previtali discepolo di Giovanni Bellini" al Museo Villa Bassi Abano Terme (PD).

📌 Gli EXTRA comprendono l’esposizione "Sneaker Revolution" alla Fondazione Museo del Tessuto di Prato, "Vocale con Accento" la personale di Gianni Colombo presentata dalla Fondazione Marconi e la Gió Marconi Gallery di Milano, e "Pali e frasche, un omaggio al mondo naturale di Andrea Branzi" alla Galleria Antonia Jannone Disegni di Architettura di Milano.

Scopri tutti gli approfondimenti: www.bit.ly/TELESCOPE325
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CARLA LONZI. DENTRO E FUORI DAL MONDODi Fabio Francione A un implodere della forma dentro il proprio specchio risponde, ...
31/10/2026

CARLA LONZI. DENTRO E FUORI DAL MONDO
Di Fabio Francione

A un implodere della forma dentro il proprio specchio risponde, con la violenza eversiva di un taglio, il gesto di Carla Lonzi, che decreta l'illegittimità originaria attraverso la prassi dell'autocoscienza e il rifiuto della dialettica patriarcale. Per la teorica e critica d'arte, il "dentro" delle istituzioni e dei codici riconosciuti è una truffa linguistica che va abbandonata senza nostalgie. Il suo celebre congedo non è una resa, ma un'apertura di faglia: la creazione di un piano d'immanenza irriducibile dove la soggettività smette di rispecchiarsi nel desiderio altrui per farsi atto sorgivo. Lonzi è la decostruzione dell'inviluppo, la dimostrazione che l'unico modo per disattivare la cassa di risonanza è la sottrazione radicale. In questo itinerario tra la paralisi visiva e lo strappo teorico, interviene lo sguardo di Francesca Archibugi a problematizzare la difficile frontiera tra il dentro e il fuori. Per l'appunto, Carls Lonzi, dentro e fuori del mondo. Nelle sue narrazioni la bolla si incarna nel tessuto vischioso della famiglia, dei legami di sangue, della memoria condivisa. Se Lonzi agisce in sottrazione, Archibugi, con Battista Lena, figlio di Carla e suo fidanzato all'epoca, esplora la fatica della negoziazione quotidiana: quel compromesso soffocante eppure vitale tra il bisogno di emancipazione e il richiamo delle radici. La sua regia mostra quanto sia complesso uscire dall'echo chamber quando questa coincide con gli affetti primari. Il cortocircuito tra questi tre vettori restituisce la cifra del nostro presente. L'echo chamber contemporanea non si supera con la semplice predicazione di un "fuori" ideale, ma abbandonando il mormorio rassicurante della bolla; allora la parola e l'immagine possono tornare a essere un varco, restitutore di senso e di autenticità.

Recupera i racconti dell'ultimo numero di Telescope. Racconti da lontano, su: www.bit.ly/TELESCOPE324
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Crediti: Fondazione Basso | Foto di Ugo Mulas - Archivio Ugo Mulas

SHILPA GUPTA. ONE PALM CLOSER TO THE SKYDi Bruna RoccasalvaTra le voci più autorevoli dell'arte contemporanea internazio...
30/10/2026

SHILPA GUPTA. ONE PALM CLOSER TO THE SKY
Di Bruna Roccasalva

Tra le voci più autorevoli dell'arte contemporanea internazionale, Shilpa Gupta esplora temi quali il linguaggio, la censura, la mobilità e le strutture di potere che modellano l'identità e la libertà degli individui. Attraverso una pratica multidisciplinare che spazia tra scultura, installazioni luminose, video, suono e performance, Gupta intesse dialoghi tra lingue e territori, singolarità e collettività, intimità e sfera pubblica, tramite opere che coniugano rigore concettuale e accessibilità.
One Palm Closer to the Sky presenta una serie di nuove produzioni che restituiscono alcuni dei nuclei fondamentali del lavoro di Gupta: l'interesse per il linguaggio e il testo, il coinvolgimento attivo del pubblico, la rielaborazione di oggetti d'uso comune e la capacità di creare cortocircuiti tra arte e vita, anche attraverso interventi che escono dagli spazi istituzionali per inserirsi nella sfera pubblica.
Con un percorso espositivo che prende avvio dal cortile del museo e si sviluppa nelle cinque sale del piano terra, la mostra offre una panoramica sulla pratica dell'artista, sottolineando la sua capacità di trasformare la ricerca in esperienza e di fare dell'arte uno strumento di indagine e riflessione critica capace di aprire spazi di ascolto, immaginazione e confronto.
Il progetto si inserisce nella più ampia riflessione dell'artista sul rapporto tra l'individuo e i sistemi di controllo che ne condizionano l'esistenza, sul modo in cui media, linguaggio e istituzioni contribuiscono a plasmare la percezione di noi stessi e del mondo. All'interno di questa indagine, One Palm Closer to the Sky si concentra in particolare su quel senso di speranza che, dopo generazioni di lotte per la libertà, continua a resistere pur sembrando oggi vacillare di fronte alla crescente affermazione di derive autoritarie su scala globale.
Nell'incontro con il lavoro di Shilpa Gupta, che interroga criticamente le narrazioni di identità, appartenenza e confine, la collezione ottocentesca del museo – testimonianza di una stagione storica in cui questi concetti prendono forma – dialoga con le tensioni del presente.
Ad aprire il percorso espositivo è HOPE (2026), un'opera site-specific che i visitatori incontrano nel cortile di ingresso di Villa Reale. Installato sulla sommità di una lunga asta metallica, un monumentale segnavento riprende la forma e il funzionamento delle comuni banderuole collocate sui tetti, con una freccia direzionale che ruota seguendo l'orientamento del vento. Al posto del tradizionale gallo, però, appare la scritta "hope" (speranza), modellata in lettere capitali, che si muove in direzioni continuamente diverse assecondando i movimenti dell'aria. Un dispositivo nato per indicare i cambiamenti atmosferici diventa così una metafora del presente e di una condizione insieme fragile e necessaria: la speranza rimane il cardine della nostra possibilità di orientamento, anche in una situazione come quella attuale di incertezza sul futuro e sulla direzione che il mondo può prendere.

*Estratto dal testo critico redatto per la mostra One Palm Closer to the Sky di Shilpa Gupta a cura di Bruna Roccasalva, ottava edizione di Furla Series di Fondazione Furla, fino al 6 gennaio 2027 alla GAM – Galleria d'Arte Moderna di Milano.

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Crediti: Furla Series - SHILPA GUPTA. One Palm Closer to the Sky, 2026. Installation view della mostra promossa da Fondazione Furla e GAM – Galleria d'Arte Moderna di Milano. Ph. Andrea Rossetti. Courtesy Fondazione Furla

REINVENTARE LA BIBBIA. PERMANENZA E RICORRENZA DELLE FIGURE BIBLICHE NELL'OPERA DI CHAGALLDi Grégory Couderc*Il 5 settem...
29/10/2026

REINVENTARE LA BIBBIA. PERMANENZA E RICORRENZA DELLE FIGURE BIBLICHE NELL'OPERA DI CHAGALL
Di Grégory Couderc*

Il 5 settembre 1970, durante l'inaugurazione delle vetrate di Chagall nella chiesa di Fraumünster a Zurigo, l'artista dichiarò: «Mi sono ispirato al grande libro universale che è la Bibbia. Fin dall'infanzia, mi ha riempito di visioni sul destino del mondo e ha ispirato la mia opera. Nei miei momenti di incertezza, ho sempre trovato conforto nella sua magnitudine e profonda saggezza poetica. È per me come una seconda natura» (1). Queste parole mostrano l'importanza che riveste il testo biblico nell'opera dell'artista e nella sua stessa vita. Sono rari, in effetti, gli artisti del XX secolo che abbiano eletto la Bibbia a fonte di ispirazione fondamentale e a struttura della propria opera. Chagall era particolarmente predisposto alla creazione di un corpus sostanziale di opere bibliche: da un lato, la tradizione culturale ebraica gli assicurava una conoscenza intima e profonda delle Scritture e in particolare della Bibbia ebraica; dall'altro, nutriva un marcato interesse per le icone russe ortodosse; infine, mostrava una grande conoscenza delle forme plastiche delle avanguardie artistiche. L'artista operò dunque una sintesi particolarmente feconda tra le sue radici russe ed ebraiche e le innovazioni formali della modernità. In tutta la sua opera, quindi, si dipana quella storia dell'umanità assorbita e studiata durante l'infanzia e che poi, attingendo alle metafore bibliche, aveva elaborato e tradotto in messaggi spirituali universali. Mosso dal desiderio di trasmettere l'essenza umanistica della Bibbia, Chagall seguì le orme dei grandi maestri che lo avevano preceduto, come Rembrandt e gli artisti del Rinascimento italiano, rinnovandone profondamente l'eredità. La sua Bibbia si discosta dalla tradizione accademica e smette di essere soggetto d'illustrazione per diventare una costruzione poetica, un'evasione al di fuori del tempo presente: «Io non vedevo la Bibbia, la sognavo» (2). Con queste parole, Chagall la definisce una fonte inesauribile di ispirazione, dove poesia, spiritualità e immaginazione si intrecciano. Presenti fin dalle opere giovanili del secondo decennio del Novecento e approfondite poi nei primi anni Trenta, le ricerche bibliche di Chagall proseguirono per oltre mezzo secolo, fino alla sua morte avvenuta nel 1985. Questi studi costituirono per lui un cantiere artistico di eccezionale longevità, favorendo la progressiva costruzione di un personale vocabolario simbolico di figure bibliche, pronte a farsi portavoce dei messaggi di pace propugnati dall'artista, in sincronia con i tragici eventi del XX secolo.

1. I. Vogelsanger de Roche, Die Chagall-Fenster in Zürich, Belser, Stoccarda 1971.
2. F. Meyer, Marc Chagall. La vita e l'opera, Il Saggiatore, Milano 1962.

*Estratto dal saggio nel catalogo edito da Allemandi della mostra "Marc Chagall. Tra Poesia e Spiritualità" a cura di Grégory Couderc, Anne Dopffer e Alberto Fiz.

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Crediti: Installation view Museo Archeologico Regionale di Aosta.

29/10/2026

🔴 Espoarte: Selma Selman: nelle ferite della memoria la forza del racconto è vera speranza

GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

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